Thomas G. Barnes

Dr. Thomas G. Barnes

Alcuni anni fa il Dr. Thomas G. Barnes, uno scienziato creazionista, osservò che l’intensità del campo magnetico terrestre stava diminuendo e fece una stima ritenendo che avesse meno di 10.000 anni, e concluse che la terra dovesse essere quindi relativamente giovane.

Già nel 1971 quando era professore di fisica presso l’Università del Texas a El Paso, osservò come la forza del campo magnetico terrestre stesse disminuendo.1 Inoltre segnalò come, tra il 1835 e il 1965, diversi geofisici avevano preso circa 26 misurazioni del momento di dipolo magnetico del campo magnetico terrestre. Queste misurazioni tracciate su un grafico in funzione del tempo,   forniscono una curva di decadimento che Barnes ha calcolato avere una “emivita” (o tempo di dimezzamento) di soli 1400 anni. 

La posizione Evoluzionista a riguardo


La geofisica evoluzionista subito sminuì le conclusioni di Barnes, sostenendo che la fase di “decadimento” del campo magnetico terrestre rappresentasse soltanto l’ultima fase della storia, e che campo magnetico terrestre non sia costante nel tempo, ma che abbia subito notevoli variazioni in direzione ed intensità. Queste variazioni avrebbero quindi portato, nel corso delle ere geologiche, alla deriva dei poli magnetici e a ripetuti fenomeni di inversione del campo, con scambio dei poli magnetici Nord e Sud. Con fasi di crescita e di decadimento. Per tali affermazioni essi si basarono su vari aspetti:

1. Le misurazioni del magnetismo fossile (paleomagnetismo), in cui si evidenzierebbe una polarità magnetica invertita in vari campioni di roccia, e associando poi questa inversione magnetica alla datazione radioattiva (di cui tanti ormai né riconoscono l’inaffidabilità), si giugerebbe così alla deriva dei poli magnetici ed ai ripetuti fenomeni di inversione di campo nelle lunghe ere geologiche.

2. L’ipotesi “dinamo”, dove si pensa ad un modello analogo a quello di una dinamo ad autoeccitazione, che produrebbe il campo magnetico terrestre, e similmente anche per quello di altri pianeti, come il Sole o Giove. In pratica il campo magnetico della terra e di questi pianeti sarebbe prodotto da correnti elettriche nel nucleo terrestre, che si presume consistano in una miscela metallica di ferro e nichel. Secondo l’ipotesi della “Dinamo”, le correnti elettriche sarebbero generate dalla lenta circolazione di questo materiale fuso, che avendo quantità diverse di cariche elettriche positive e negative, genererebbero unadifferenza di potenziale, e quindi la nascità dei flussi di corrente, che a loro volta produrrebbero un campo elettrico (fenomeno fisico accertato, e sul quale si basano il funzionamento di motori elettricialternatorigeneratori elettricitrasformatorialtoparlanti magnetodinamicitestine fonografichemicrofoni dinamicipick-up per chitarra magnetici, etc.).2 Perciò si pensa che l’energia derivi dalla rotazione della terra o la sua temperatura interna. Tale concezione produrrebbe quindi un campo magnetico duraturo per lunghi periodi e che poi lentamente andrebbe invertendosi come campo magnetico (tale concezione ancora tutt’oggi comunque è condizione molto difficile da spiegare con l’ipotesi della dinamo). Tuttavia, tale ipotesi comporta molti altri problemi associati con essa che sono stati bene documentati. 3