Già nel 1904, Arnold Dodel, uno dei più noti biologi tedeschi, annunciò: «La nuova visione del mondo poggia fondamentalmente sulla teoria evoluzionista, sulla cui base abbiamo sviluppato anche una nuova etica. Tutti i valori saranno rovesciati». Tale «profezia», seppure piuttosto scontata, si è avverata.

Che l’uomo non sia altro che un prodotto del caso e che i nostri antenati si muovessero da un albero all’altro l’abbiamo sentito raccontare a scuola.

La teoria evoluzionista di Darwin viene oggi generalmente presentata come un fatto scientificamente dimostrato, sebbene continui a essere basata soltanto su ipotesi. La maggior parte della gente ne accetta la validità senza metterla minimamente in dubbio. Chi la mette in discussione è giudicato un fanatico religioso, tacciato di anacronismo e ignoranza se non addirittura messo pubblicamente alla berlina.

Gli scienziati che credono alla teoria evoluzionista assumono un atteggiamento nettamente dogmatico, provocando l’esclusione e l’isolamento di quei colleghi che invece credono al creazionismo. La soppressione di qualsiasi alternativa alla teoria evoluzionista non è scientificamente giustificabile ma deriva da motivazioni esclusivamente ideologiche. 150 anni dopo la prima pubblicazione del libro «l’origine delle specie» di Darwin, possiamo osservare le gravi conseguenze negative di questo pensiero nella società. Le idee darwiniane hanno prodotto una visione del mondo radicalmente diversa.

 IMBARBARIMENTO COME EFFETTO DEL PENSIERO DARWINIANO

Lo stesso mentore di Darwin nel campo delle scienze naturali all’Università di Cambridge, Adam Sedgwick, era ben consapevole che la teoria evoluzionista avrebbe avuto gravi effetti sull’umanità, il valore e la dignità del singolo individuo. Avvertendolo delle conseguenze della pubblicazione del libro «l’origine delle specie», egli scrisse al suo autore:

«…l’umanità a mio parere subirebbe un danno tale da portarla a un imbarbarimento e a un regresso della razza umana, a un livello di degenerazione senza pari nella storia documentata dell’umanità.»

L’iniziale opposizione al darwinismo era dunque motivata dal timore giustificato di un decadimento di tutti i valori cristiani. Fino a quel momento, l’inviolabilità della vita umana, basata su convinzioni cristiane, era stata un pilastro fondamentale del pensiero europeo e aveva influito sulla legislazione dei paesi occidentali. Il «diritto alla vita» fu sancito, per esempio, nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti come uno dei massimi diritti di ogni essere umano.

La teoria di Darwin ha trasformato il pensiero degli uomini nella società occidentale in modo preoccupante, minando, fra l’altro, le basi dell’etica e della morale dedotte dalla Parola di Dio. Di conseguenza, la pietà cristiana nei confronti del malato o del diversamente abile è diventata un segno di debolezza ed è s tata sostituita dall’idea che i forti debbano dominare sui deboli. Si è giunti persino ad affermare che sia opportuno eliminare questi ultimi.